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Il connubio doppiaggio-Italia suscita sempre, e quasi unanimemente, orgoglio. Si riconosce il valore professionale di un settore che “fa scuola”. Eppure la diatriba doppiaggio-sottotitolaggio non si placa: il contrasto tra l’altissima qualità del primo e il purismo di chi opta per la lingua originale resta un dato di fatto. In un’epoca in cui la conoscenza delle lingue straniere si fa man mano più diffusa, in cui lo streaming legale - e non - viene supportato da forme immediate di sottotitolaggio che permettono la fruizione di prodotti audiovisivi quasi in contemporanea, all’estero e in Italia, la questione rimane viva.

Il numero 30 di 8 ½ (dicembre 2017) si è interrogato, insieme ad addetti ai lavori e critici, sull’utilità del doppiaggio nell’era del digitale e del web. Partendo da una panoramica storica, la sezione Scenari di questo numero di fine anno della rivista diretta da Gianni Canova ed edita da Luce Cinecittà, è ampiamente basata sull’indagine di punti di vista opposti, proprio per “dar voce” – è il caso di dire – a tutte le opinioni sull’argomento. Con interviste a doppiatori quali Chiara Gioncardi, Francesco Pannofino, Stefano De Sando, Maria Pia Di Meo, Emiliano Coltorti, Ludovica Modugno, un sondaggio tra gli spettatori chiamati a riconoscere le voci, e un pezzo in cui lo storico doppiatore Carlo Cosolo rivela i segreti del mestiere.

Tra il serio e il faceto, in questo numero lanciamo una nuova provocazione: abbiamo chiesto a una cinquantina tra registi, attori, direttori di festival e critici di confessare un titolo di film “imprescindibile”, italiano e straniero, che non hanno mai visto. Tra gli outing più coraggiosi quello di Alberto Barbera che non ha mai visto C’eravamo tanto amati e di Elio Germano, che ha evitato Titanic.

È a cura di Stefania Chinzari l’inchiesta che parte da un interrogativo: Sarà il teatro il vero cinema 4D? Alcuni esponenti del teatro indie hanno cercato di dare una risposta, tra le firme che ospitiamo quella di Ascanio Celestini.

Ad alcune settimane dalla scomparsa di Gian Luigi Rondi, fa discutere il futuro di una sua creatura, l’Accademia del Cinema Italiano: ce ne parlano, tra gli altri, Paolo Virzì, Giuliano Montaldo, Paolo Genovese, Paolo Mereghetti e Laura Delli Colli.

In questo numero torna Antropologie, dedicata ad un progetto a carattere sociale: il film sull’autismo girato dal giornalista Gianluca Nicoletti, padre di un diciottenne affetto dalla sindrome.

La sezione Fatti approfondisce l’accordo che vede l’ingresso del nostro Paese nel programma IBERMEDIA, il fondo per il sostegno dell’audiovisivo iberoamericano, dove tra i 17 Paesi membri, sino ad ora, se ne contavano soltanto due europei, Spagna e Portogallo.

Sokurov, Gillo Pontecorvo & Marlon Brando, Gus Van Sant e il Vaticano, così si articola la sezione Cinema Espanso, al crocevia tra cinema e teatro, installazioni, fotografia e arti visive.   

“Aristocratico e comunista, realista e decadente, reazionario e rivoluzionario, snob e populista”, così, in sintesi, Gianni Canova ricorda Luchino Visconti e il suo gusto per la contraddizione, a 40 anni dalla scomparsa, in Ricorrenze.

Debutta sulla rivista una nuova rubrica, Se fosse un film, curata qui da Stefano Mordini che cerca di intercettare storie di cronaca capaci potenzialmente di essere spunti per sceneggiature.

Per il consueto viaggio nelle cinematografie del mondo, in questo numero, per Focus, l’Australia fa da protagonista, con un’analisi di Alberto Anile e David Stratton che considera la prossimità al mondo anglosassone ma anche sottolinea le differenze peculiari di questo Paese.

Mentre Internet e Nuovi Consumi si sofferma sul fenomeno del cinema collaborativo, figlio della sharing economy, da cui sono già nate esperienze cinematografiche come BlaBlaCar Road Movie e alcuni altri interessanti derivati, Marketing del Cinema Italiano analizza le vie del “pricing”, in particolare ponendo attenzione all’iniziativa Cinema2Day lanciata dal MiBACT, al momento forte di incassi lievitati del 150,84%.

La sezione Anniversari celebra un film poco prevedibile di un grande maestro come Luigi Comencini: Incompreso – Vita col figlio, espressione del ricorrente pudore del regista, qui ricordato anche delle parole delle quattro figlie, Paola, Cristina, Francesca ed Eleonora Comencini. A questo film del 1966 si ispira anche il Racconto di cinema, firmato da Cristiana Paternò. Infine la rivista festeggia un altro “compleanno”, quello di Dylan Dog, che compie 30 anni, in una vita tra carta da fumetto e scappatelle sul grande schermo, seppur di minor incidenza rispetto alle storie originali. 

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