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Prima mondiale al “Festival internazionale del Documentario Visioni dal mondo, Immagini dalla realtà” di Milano (5-8 ottobre) per il nuovo film documentario di Mateo Zoni, Il Club dei 27, che dopo l’esordio alla regia con il tenero Ulidi piccola mia e questa volta esplora il mito di Giuseppe Verdi, con una pellicola a metà strada tra il film documentario e la fiction. Ma quello di Zoni è un Verdi rubato alla solennità, ai busti e alle celebrazioni, portato nell’Italia del 2017, a spasso nelle sue terre tra Parma e Piacenza, a portata di nativi digitali. A restituirne il mito, il sogno, la visionarietà, il romanticismo e l’orgoglio, è un ragazzino di appena quattordici anni, Giacomo, che ha un sogno: entrare nell’esclusivo "Club dei 27", un’associazione dedita alla conservazione e diffusione del culto per il Maestro. Una cerchia strettissima, composta da soli 27 uomini, tanti quanti le opere composte da Verdi, di cui ognuno porta il nome. Giacomo è troppo piccolo per poter entrare a farne parte, il suo sogno è inammissibile. Ma a parte l’età, ha i numeri e la tenacia per non smettere di sognarlo. Con una storia e un protagonista incredibili, Zoni mette in luce perché ancora oggi Verdi sia l’autore d’Opera più rappresentato al mondo, perché ogni giorno nel pianeta almeno due volte al giorno vada in scena una Traviata, perché Verdi sia un motivo di orgoglio per ogni italiano, e perché certe storie non smettono di appassionarci e farci sognare a occhi aperti.   

Prodotto da Kobalt Entertainment, Malìa e Istituto Luce Cinecittà, con Rai Cinema e con il patrocinio di SIAE e del Comune di Parma, il film ha fotografia di Daniele Ciprì e il montaggio di Andrea Maguolo (Lo chiamavano Jeeg Robot), con una serie di preziosi filmati dell’Archivio Luce su episodi mitici o buffi della lirica del ‘900, e, naturalmente, una colonna sonora da sogno firmata da Verdi.

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