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A Venezia 71 Luce Cinecittà è presente con sette titoli che spaziano dal cinema alla politica, dalla storia alla memoria e al teatro. Nella sezione ‘Venezia Classici’ Giulio Andreotti. Il cinema visto da vicino di Tatti Sanguineti e Gian Luigi Rondi vita cinema passione di Giorgio Treves. Per celebrare i 90 anni dell’Istituto Luce, in Sala Pasinetti sono programmati tre documentari: Lo sguardo del Luce di Carlo di Carlo, Me ne frego! di Vanni Gandolfo, Maschere crude di Flavio De Bernardinis. Alle Giornate degli Autori due i titoli entrambi distribuiti: Patria (Selezione ufficiale) di Felice Farina, interpretato da Francesco Pannofino, Roberto Citran e Carlo Gabardini, e 9X10 Novanta (Eventi speciali), che è anche prodotto. 

In Patria, film ispirato all'omonimo libro di Enrico Deaglio, un operaio, un sindacalista e un impiegato, arroccati in cima a una torre mentre la loro fabbrica si prepara a chiudere per la crisi economica, raccontano e rivivono i passaggi della vita italiana sul filo di trenta anni di emozioni e drammi, dal delitto Moro a oggi. Dall'alto e da lontano guardano un paese che non riescono più a interpretare.

9X10 Novanta (LA SCHEDA FILM), evento speciale delle Giornate in collaborazione con la Mostra, è un film collettivo realizzato in occasione dei 90 anni dell'Istituto Luce da alcuni dei più apprezzati nuovi autori del nostro cinema, che sono stai invitati a realizzare un piccolo film, ciascuno con 10 minuti di immagini dell’Archivio, scelte tra le migliaia di ore di filmati che esso contiene. Ne è nato un album di narrazioni diverse firmato da Marco Bonfanti, Sara Fgaier, Claudio Giovannesi, Alina Marazzi, Pietro Marcello, Giovanni Piperno, Costanza Quatriglio, Paola Randi, Alice Rohrwacher e Roland Sejko. I film raccontano del primo giorno di una guerra, e di invocazioni di pace; di crolli e di ricostruzioni; memorie di paesaggi e realtà (forse) perdute; miracoli, superstizioni e sogni. Si parla della condizione delle donne, di sessualità, del significato di una canzone, della Luna. Ci sono la favola e il diario, la fantastoria e la poesia, le parole di grandi scrittori accanto alle voci di persone comuni. Con personaggi reali e storici, e personaggi di pura finzione. Un quadro eterogeneo, un gioco combinatorio di incroci, contrasti, analogie. Con in comune il filo delle immagini d’Archivio.


Le prime immagini di 9X10 Novanta:



Giulio Andreotti. Il cinema visto da vicino
 (LA SCHEDA FILM) è il documentario - realizzato da Luce Cinecittà in collaborazione con Cineteca Di Bologna, Csc-Cineteca Nazionale, Comitato Giulio Andreotti, Istituto Luigi Sturzo - che firma Tatti Sanguineti, filologo classico, come lui stesso si definisce. La conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, che la mania di Sanguineti “è la storia del cinema italiano e soprattutto la censura, la propaganda e la ricostruzione dell’industria del dopoguerra”. Si tratta di una lunga conversazione, avvenuta qualche anno fa, con il senatore Andreotti sul suo rapporto con il cinema italiano. “Registrammo con due telecamere 21 sedute in cui tutto era preciso, documentato, riscontrato, verificato. Se qualche pezza d’appoggio mancava, la si cercava per l’incontro successivo. Andreotti Non pose limite a nessun tipo di domanda. La sola cosa che non avemmo il coraggio di chiedergli era di indossare un abito di scena che garantisse la ‘continuità’. Ce lo ritroviamo vestito con 21 abiti diversi”, racconta l’autore nelle note di regia. 

Gian Luigi Rondi vita cinema passione di Giorgio Treves è una coproduzione Iterfilm e Istituto Luce Cinecittà, in collaborazione con Rai Cinema. Confessioni, ricordi e rivelazioni ci offrono il ritratto e la vita del critico e storico del cinema, del saggista e organizzatore culturale, ma anche del dialoghista, sceneggiatore, regista di documentari e attore. Attraverso i suoi racconti e con il contributo di testimoni come Gilles Jacob, Carlo Lizzani, Ettore Scola, Francesco Rosi, Paolo e Vittorio Taviani, Pupi Avati, Gina Lollobrigida, Margarethe von Trotta, Adriano Ossicini e altri ancora, e grazie a rari materiali d’archivio, si ripercorre la storia d’Italia del XX secolo e quella del cinema italiano. Scoprendo aspetti meno conosciuti di questo uomo che ha sempre messo il Cinema al di sopra di tutto.

Tra le decine di “punti luce” accesi in tutta Italia per celebrare i 90 anni di Istituto Luce, vi è quello dedicato dalla Mostra di Venezia in Sala Pasinetti, con una tre giorni riservata a tre nuovi documentari. Ne Lo sguardo del Luce, Carlo di Carlo racconta la diffusa presenza dell’obiettivo di operatori e fotografi dell’Istituto in tutte le fasi socio-culturali del Paese, dal fascismo alla Liberazione. Uno sguardo vigile, censorio e rivelatore, che volendo promulgare la propaganda di regime produrrà per paradosso uno stile moderno e la più libera delle correnti cinematografiche: il Neorealismo. Una linguista e un regista, Valeria Della Valle e Vanni Gandolfo, con Me ne frego!, narrano un’avventura poco conosciuta: il tentativo del fascismo di creare una lingua unica, un “italiano nuovo” adeguato ai dogmi della dittatura. Tra neologismi, indottrinamento scolastico e repressione delle diversità, la storia di un tentativo fallito. In Maschere crude, Flavio De Bernardinis tende un parallelo tra la grande storia del teatro italiano del ‘900 e le “maschere” del coevo potere politico, mostrando come il palco sia stato (e sia) anche il laboratorio dei modi e delle comunicazioni del Palazzo.


Il direttore Alberto Barbera alla conferenza stampa di presentazione della Mostra:

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