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Al Teatro Studio Gianni Borgna, nel corso della Festa del Cinema di Roma, si celebrano i 60 anni di vita del Premio David Di Donatello con 60 ieri oggi e domani, documentario scritto e diretto da Giorgio Treves, realizzato da Mauro Calevi e distribuito da Jean Vigo Italia e Istituto Luce Cinecittà.

Con gli interventi, tra gli altri, di Manuela Pineschi, Enrico Lucherini, Caterina D’Amico, Gina Lollobrigida, Giuseppe Tornatore, Paolo Taviani, Vittorio Taviani, Nanni Moretti, Matteo Garrone, Francesco Munzi, Giuliano Montaldo, Stefano Rulli, Krzysztof Zanussi, Margarethe von Trotta, Luca Bigazzi, Isabella Cocuzza, Arturo Paglia, Vittorio Storaro, Dante Ferretti, Gabriella Pescucci, Ennio Morricone, Francesca Archibugi, Saverio Costanzo, Gabriele Mainetti, Margherita Buy, Valeria Bruni Tedeschi, Alba Rohrwacher, diventa naturalmente un omaggio anche al compianto Gian Luigi Rondi, che del David è stato tra i fondatori e principali animatori.

“L’idea di questo doc – dice il regista Treves – nasce perché il David aveva pubblicato un film in occasione dei suoi cinquant’anni, quindi sentivamo l’esigenza di integrare il bilancio. Con lo stesso Rondi ci siamo resi conto che le premiazioni rappresentavano uno specchio della storia del nostro paese, di come è cambiato in sé e in rapporto al cinema. In questo lavoro ci siamo particolarmente concentrati sul concetto di evoluzione. Dopo la stagione dei grandi maestri, della commedia, c’è stato un momento di crisi di identità del cinema di genere. Oggi c’è una sorta di risveglio, una presa di coscienza di un’identità che pure attraverso mille difficoltà produttive ed economiche porta avanti delle iniziative di rilievo. Saverio Costanzo dice che il risveglio c’è quando cominciano a uscire fuori cinque o sei nomi, e si riferisce al cinema danese o coreano, ma qualcosa accade anche da noi, basta pensare a Tornatore, oppure a Mainetti. E i David con i premi ai corti e alle opere prime hanno sempre incoraggiato le nuove leve”.

Eppure, qualcuno pensa ancora che i premi non servano o che siano solo strumenti di glorificazione della vanità: “Lo dice anche Moretti nel film – risponde Treves – i premi fanno sempre piacere. Facciamo tutti un po’ i superiori o gli indifferenti ma quando siamo lì c’è sempre una certa tensione e speriamo che il riconoscimento arrivi. Del resto permettono di riportare l’attenzione su un film, di farlo rivedere in sala e il discorso non è solo economico, ma proprio di attenzione culturale a un progetto. Inizialmente c’erano due  scuole di pensiero circa i film meritevoli di essere premiati, all’Accademia del David. Gemini sosteneva, da esercente, che i film premiati non dovessero essere solo quelli artisticamente importanti ma anche quelli capaci di raggiungere un vasto pubblico. Poi, spesso, abbiamo scoperto che le due cose coincidevano, ad esempio nel caso della commedia all’italiana, che diceva cose importanti sul nostro costume e la nostra società pur ottenendo buoni riscontri al botteghino. E in alcuni casi abbiamo premiato anche film ‘scomodi’ come Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto oppure Diaz, o Il Caimano, di cui sottolineiamo nel documentario anche le valenze ‘profetiche’”.

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