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Inizia oggi dal Catania Film Fest il suo tour italiano Diario di tonnara, l’opera prima di Giovanni Zoppeddu (classe 1983), prodotta e distribuita da Istituto Luce Cinecittà e presentata in Concorso all’ultima Festa di Roma. Il film verrà poi presentato il 6 aprile a Milano (Oberdan), Roma (Nuovo Aquila), Torino, Firenze, seguiranno due specifici tour in Sicilia (Palermo, Agrigento, Catania, Trapani, Messina, Siracusa, Sciacca, Marsala) e Sardegna (Cagliari, Sassari, Nuoro, Oristano, Porto Rotondo, Alghero), le isole che più immaginario nutrono nel film e nel mito delle tonnare italiane. 

In Diario di tonnara il regista, partendo dall’omonimo libro-diario del giornalista (e per anni lavoratore per le tonnare) Ninni Ravazza, si confronta con una dimensione narrativa antica come quella delle tonnare e dei tonnaroti: rappresentanti di un’epica secolare densa di saperi e storie, e di un’Italia scomparsa, dopo il ‘terremoto antropologico’ dell’industrializzazione, che ha reso un rito come la pesca del tonno un’attività intensiva e meccanizzata. E si confronta Zoppeddu con un ‘cinema dei padri’, grazie ai magnifici filmati dell’Archivio storico Luce. Quello dei maestri del documentarismo italiano: De Seta, Quilici, Alliata, e altri grandi che hanno portato nel mondo per primi una scuola del cinema del reale italiano. Un film che unisce un rito antico a uno sguardo contemporaneo, perché le tonnare scomparse sanno rivivere in inaspettate sacche di resistenza. E perché temi come il lavoro, la cura dell’ambiente, la qualità del nostro nutrimento e del mare, richiamano la nostra urgente attenzione di sguardo.

Diario di tonnara è un inno alla fatica del vivere, ma anche alla naturale propensione di una comunità alla tradizione e al rito. Rais, tonnare e tonnaroti rappresentano il centro da cui si dipanano i racconti di un tempo passato che grazie al potere del cinema riemerge magicamente dall’oblio. Un documentario che si fa interprete di storie di mare, che sono della Sicilia e del mondo. E che attraverso le immagini di repertorio di maestri come De Seta, Quilici, Alliata, trattate con il rispetto della passione, racconta un pezzo profondo di storia del nostro cinema. Un tempo e un cinema che a volte possiamo sentire perduti, e che invece questo film ci restituisce presenti, contemporanei, accanto a noi.

 

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