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VENEZIA. “Non c’è polemica nei confronti del Presidente Mattarella, è una persona perbene, rispettata da tutti noi”. La famosa fotografa Letizia Battaglia spazza via le polemiche e i retroscena rispetto al nuovo film, di cui è protagonista, di Franco Maresco, La mafia non è più quella di una volta, in concorso e distribuito da Luce Cinecittà dal 12 settembre. Tutto nasce da alcune battute del film in cui si parla sia del silenzio del Capo dello Stato l’indomani della sentenza che certificava l’esistenza della trattativa Stato-mafia, sia del padre Bernardo, esponente democristiano. "Tra le cose che il Presidente della Repubblica non può fare vi è, ovviamente, quella di commentare i processi e le sentenze della Magistratura". E' quanto ha precisato il consigliere per la stampa e la comunicazione del Presidente della Repubblica.

Purtroppo non c’è al Lido il regista palermitano, ha dato forfait. Non è una sorpresa era già accaduto altre due volte alla Mostra del cinema. Nel 2014 in occasione di Belluscone. Una storia siciliana, presentato in Orizzonti dove vinse il Premio speciale della giuria e nel 2015 con Gli uomini di questa città non li conosco, ritratto del drammaturgo, poeta, attore e regista teatrale siciliano Franco Scaldati, presentato fuori Concorso. Quella volta così Maresco spiegò la sua assenza: “Nessun segreto, nessuno spirito polemico, è solo una questione caratteriale. Un festival impegnativo come Venezia richiede una disponibilità, una forza psicofisica che non possiedo. Attraversare il tappeto rosso sarebbe per me un supplizio. Alla fine preferisco stare dietro le quinte, a lato”. E una versione analoga la fornisce ora il produttore del film Rean Mazzone: “E’ un periodo che Franco rifugge la platea, non è a suo agio, è una persona riservata, con una sofferenza individuale che non nasconde ma che è anche la sua forza creativa”. E la Battaglia aggiunge “io direi anche che è un intellettuale snob, prima ci butta nella mischia e poi ci abbandona”.

Peccato perché avrebbe potuto spiegarci lo scetticismo e il disincanto di cui è pervaso il film che ha deciso di realizzare nel 2017, a 25 anni dalle stragi di Capaci e via D’Amelio. L’impulso è venuto dal documentario La Mia Battaglia. Franco Maresco incontra Letizia Battaglia, un “incontro ravvicinato” con la famosa artista delle drammatiche fotografie in bianco e nero sulla guerra di mafia, dagli anni ’70 a quelli ’90, che venne definita dal 'New York Times' una delle “undici donne che hanno segnato il nostro tempo”.

La mafia non è più quella di una volta comincia proprio da lei che con la sua macchina fotografica s’aggira nel giorno dell’anniversario dell’uccisione di Giovanni Falcone tra gli studenti coinvolti in iniziative istituzionali contro la mafia, come le navi della legalità. Si respira a volte un’aria di parata e di passerella politica che stona con la drammaticità dell’evento ricordato. Maresco preferisce così andare oltre la ritualità ufficiale e s’addentra tra la gente comune chiedendo che pensa dei due magistrati e della mafia che li ha assassinati. Ne emerge un affresco fatto di silenzi omertosi, imprecazioni, rifiuti, minacce e l’evidente chiamata fuori da quelle celebrazioni. Un’ostilità con la quale Letizia Battaglia con generosità prova a confrontarsi, mossa secondo Maresco dall’ottimismo della volontà.

E’ allora che Maresco recupera il personaggio centrale di Belluscone. Una storia siciliana, quel Ciccio Mira, l'autentico impresario palermitano di feste di piazza e di cantanti neomelodici che sembra uscito dalla galleria dei personaggi di Cinico TV con i suoi svarioni lessicali, i non detti, la parola ‘mafia’ per lo più evitata da nostalgico della mafia di un tempo. Ma Ciccio Mira ha in serbo una sorpresa: sta organizzando un singolare evento nel famoso quartiere popolare Zen di Palermo, “I neomelodici per Falcone e Borsellino”, con addirittura una danzatrice del ventre e altre amenità. Il motivo di questa sua temporanea conversione non è chiaro, rimane indefinito fino alle ultime sequenze quando ci viene svelato.

Nel frattempo Ciccio diventa il protagonista del film e insieme a lui la corte dei miracoli che lo attornia. A cominciare da Cristian Miscel, un ragazzo stonato come non mai, che sarebbe uscito dal coma una volta che gli sono apparsi Falcone e Borsellino, salvo poi finire in ospedale psichiatrico. Personaggi improbabili e grotteschi, ma orribilmente veri. “Maresco vuole mostrare come oggi una parte della mafia sia sguaiata, meschina, sciocca, fa vedere con ironia la decadenza di un pensiero mafioso. ovviamente la mafia, quella importante, è presente con i suoi traffici, con la droga, i lavori pubblici, in parti delle istituzioni - afferma la Battaglia - Questi personaggi invece sono tutti imbecilli non vogliono dire ‘siamo contro la mafia’ perché sono deboli socialmente e intellettualmente, ma dall’altra parte c’è una resistenza”.

E allora come la mettiamo con lo scetticismo evidente del regista? “C’è, ma Franco è una persona di cui Palermo e non solo ha bisogno. Senza di lui saremmo perduti perché è un baluardo della nostra terra”, risponde la fotografa. “E’ uno scetticismo che fa riferimento al pensiero di Sciascia, ma c’è anche l’ottimismo di Letizia e dunque Franco rispetto ad altri suoi film inserisce un pensiero positivo”, aggiunge Mazzone. “Addirittura mi permette di dire che amo Leoluca Orlando, quando qualche anno fa non me lo avrebbe permesso”, sottolinea lei. C’è però chi vede uno scoramento del regista. “No, perché alla fine del film si ricorda un successo: la sentenza che certifica che c’è stata una trattativa tra parti dello Stato e la mafia” replica la Battaglia a cui il film è piaciuto, in particolare “la voce di Maresco che accompagna tutta la vicenda, condivido alcune cose e altre no. Mi piace che sia anche un po’ feroce”. Certo usciti dalla proiezione è difficile per lo spettatore, come sottolinea il produttore, restare a metà strada o indifferenti, “devi essere o pro o contro, sono i due sentimenti del cinema di Franco”.

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