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“Marghera la conosco bene, è un mondo che mi piace raccontare, di cui so la lingua, gli odori, il cibo, ma è soprattutto la metafora del rapporto tra l’industria e la vita oggi, tra l’industria e la natura. Che direzione vogliamo far prendere a questo rapporto?”, si chiede Andrea Segre, autore del documentario Il pianeta in mare presentato Fuori Concorso  a Venezia 76 e in sala dal 24 ottobre (ELENCO SALE) . Prodotto da ZaLab Film con Rai Cinema, in associazione con Istituto Luce Cinecittà, il film, che uscirà il 26 settembre distribuito daZalab Film, è un viaggio dentro il polo industriale creato cent’anni fa. Un viaggio con l’aiuto del cosceneggiatore Gianfranco Bettin, la cui memoria ed esperienza dei luoghi narrati sono stati un contributo importante.

Attraverso le vite di operai, spesso stranieri, manager, anziani che ballano e cantano, della cuoca dell’ultima trattoria di Marghera, le immagini di Segre ci fanno entrare nel pianeta industriale di Marghera, cuore meccanico della laguna di Venezia, e ci aiutano a capire cosa è rimasto del suo sogno di progresso industriale, oggi immerso, dopo le crisi e le ferite del recente passato, nel flusso globale dell’economia e delle migrazioni. Segre ci mostra le grandi navi in costruzione, il Petrolchimico abbandonato, gli alti forni e le ciminiere delle raffinerie, il nuovo mondo telematico di Vega e i container scaricati senza sosta dalle navi intercontinentali.

A fare da controcanto ci sono le immagini dell’Archivio Luce, dal sapore malinconico, della Venezia popolare degli anni ’40 e ’50. “Abbiamo raccolto fin da subito la proposta di Segre perché andava nel segno del racconto dei mutamenti che hanno caratterizzato in questi anni Marghera, sia nel tessuto sociale che in quello economico, con le relative conseguenze - spiega Enrico Bufalini direttore Cinema e Documentaristica di Luce Cinecittà - I personaggi che raccontano questa storia sono i veri testimoni di quello che è accaduto in questi anni e i materiali del Luce sono serviti a mostrare questi mutamenti nell’ambiente e nelle infrastrutture. L’Archivio storico Luce si compone, oltre che di cinegiornali, di numerosissimi documentari e da sempre è nel nostro DNA la produzione di doc che parlino dell’attualità e poi diventino tutela della memoria”.

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