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Passa nella sezione Riflessi della Festa del Cinema di Roma il doc La nascita del gattopardo di Luigi Falorni, coproduzione Germania/Italia/Lettonia, che vede tra i coproduttori anche Istituto Luce Cinecittà. Il film di Visconti è stato un successo internazionale, ma ha lasciato da parte l’autore del romanzo, lo scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa che morì nel 1957, senza un soldo. La vedova riuscì a sopravvivere grazie ai prestiti. Eppure, un anno dopo fu pubblicato il suo unico romanzo, “Il Gattopardo”, un successo da dieci milioni di copie, da cui fu tratto il film di Luchino Visconti.

Dietro il libro si cela un’altra grande storia, quella dell’amore tra lo scrittore e sua moglie, tedesca del Baltico, la psicoanalista Alexandra von Wolff-Stomersee, detta Licy, figlia del barone tedesco Boris Wolff von Stomersee e della musicista Alice Barbi. Andarono a vivere con la madre di lui a Palermo, ma ben presto l'incompatibilità di carattere tra le due donne fece tornare Licy in Lettonia. Nel 1934 morì il padre di Giuseppe, Giulio, e così Giuseppe ereditò il titolo. Nel 1940 venne richiamato in guerra, ma, essendo a capo dell'azienda agricola ereditata, fu presto congedato. Si rifugiò così con la madre a Villa Piccolo a Capo d'Orlando, dove poi li raggiunse Licy, per sfuggire ai pericoli della guerra.

Giuseppe era molto legato alla madre, donna dalla forte personalità, che ebbe grande influenza su di lui. Suo padre era invece un uomo dal carattere freddo e distaccato.  Lo scrittore era un tipo taciturno e solitario, passò gran parte del suo tempo leggendo moltissimo. Ricordando la propria infanzia scrisse: «ero un ragazzo cui piaceva la solitudine, cui piaceva di più stare con le cose che con le persone».

Il documentario segue la sua storia anche e soprattutto attraverso la città di Palermo, la sua storia, i suoi palazzi che Tomasi Di Lampedusa avrebbe definito ‘La crosta’. Basato su un’idea di Thomas Keutner, vede intervenire tra gli altri Gioacchino Lanza Tomasi, etnomusicologo e lontano parente dello scrittore. “Giuseppe non aveva avuto figli – dice lo studioso – e poco prima di morire mi aveva adottato. Aveva fatto di me il suo successore. Diceva sempre con affetto, ‘quando Dio vuole fregare qualcuno, lo fa nascere a Palermo’, ma tu sei nato a Roma, e forse te la caverai”. Io nella vita ho fatto la mia strada – racconta – ma tutti vengono qui e mi chiedono di Giuseppe, uno che non ha mai fatto niente tutta la vita, poi ha scritto un unico romanzo ed è diventato immortale”

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