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Farà parte dei contenuti di Cinecittà si Mostra, all’interno dei tour tematizzati, il cortometraggio Israel che visse a Cinecittà, proiettato oggi in anteprima negli studi di via Tuscolana e prodotto da Istituto Luce Cinecittà in collaborazione con la Fondazione Museo della Shoah. E’ il 6 giugno 1944 la 'città del cinema' viene requisita dall'Allied Control Commission per garantire l'ospitalità di migliaia di rifugiati creati dalla guerra. Da una parte i senzatetto italiani, dall'altra, rigidamente separato, un campo internazionale. Più di 5mila persone vi transitano tra le quali i figli dei coloni italiani in Libia, gli esuli giuliano-dalmati, gli sfollati dai bombardamenti di Monte Cassino e di Roma, molti ebrei internati e rientrati dai campi di concentramento.

Ed è da due giovani ebrei incontratisi alla fine della guerra che prende il via la vicenda di Israel Levi, uno dei tanti bambini nati dai profughi vissuti nel Teatro 5. Ripercorrendo la sua storia e quella dei suoi genitori, il corto Israel che visse a Cinecittà raccoglie una testimonianza importante che racconta come gli studios, dopo essere stati utilizzati come campo di detenzione per 900 uomini rastrellati dai nazisti, il 16 ottobre 1943, nel quartiere del Quadraro, abbiano poi rappresentato per molti la possibilità di tornare a sperare e a vivere davvero.

Il 73enne Israel Levi ha voluto tornare nel luogo dove ha vissuto i primi anni di vita e raccontare la vicenda dei suoi genitori: Klara, la madre ungherese sopravvissuta al lager di Strasshof, si unisce al gruppo sionista Hashomer Hatzair che organizza l'immigrazione illegale dei rifugiati ebrei in Palestina. Nel gruppo incontra Imre, un ragazzo slovacco che ha combattuto contro il nazifascismo. I due s'innamorano e partono per l’Italia da dove raggiungere la Palestina, ma la partenza viene rinviata perché Klara è incinta. Israel nasce nell’ottobre 1946 e la coppia trova riparo a Cinecittà, nel Teatro 5 dove i profughi vivono in stanzette ricavate con divisori di fortuna. Nel settembre 1948 la famiglia Levi raggiunge La Spezia e s'imbarca con destinazione Haifa e da lì s'insedia in un kibbutz a Yahud dove Israel cresce.

Aprendo l’evento ospitato nella Sala Fellini il presidente Roberto Cicutto ha sottolineato come l’iniziativa testimoni quanto Cinecittà, oltre che fabbrica dei sogni, sia anche custode importante della memoria collettiva. E Cicutto ha ricordato che l'Archivio Storico Luce fa parte dal 2013 del Registro Memory of the World dell'Unesco, un patrimonio d’immagini che raccontano gran parte della storia italiana del Novecento. Un ricco materiale audiovisivo a disposizione di tutti, che potrebbe essere anche utilizzato in ambito didattico per lezioni audiovisive. Mario Venezia, presidente della Fondazione Museo della Shoah di Roma, ha affermato come pochi siano a conoscenza dell'esistenza del campo profughi di Cinecittà, una vicenda che ha arricchito la mostra “Dalla Terraferma alla Terra Promessa: Aliya Bet dall’Italia a Israele, 1945-1948” e ha attualizzato le vicende del passato.

Ariela Piattelli, responsabile dei progetti cinematografici della Fondazione Museo della Shoah di Roma, ha spiegato che Israel era stato invitato all’inaugurazione della mostra “Dalla Terraferma alla Terra Promessa”, promossa dal Museo della Shoah, avendo vissuto quel periodo. E’ allora che Israel vedendo immagini e brani del documentario Profughi a Cinecittà di Marco Bertozzi, esprime il desiderio di conoscere il luogo dove ha vissuto i primi anni di vita e rivivere la vicenda dei suoi genitori. Una storia quella di Israel, per Barbara Goretti, responsabile del dipartimento educativo di Cinecittà, emblematica dell’identità di questo luogo nato come città del cinema.

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