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VENEZIA - Nell'anno di Federico Fellini un film racconta tutta la verità e i retroscena, spesso drammatici, della lavorazione del mitico La dolce vita. In anteprima mondiale alla 77esima Mostra c'è il documentario di Giuseppe Pedersoli, scritto con Giorgio Serafini, prodotto da Arietta Cinematografica La verità su La dolce vita. Subito dopo arriverà nelle sale con un tour di proiezioni evento e teniture dal 15 settembre, distribuito da Istituto Luce-Cinecittà. (ELENCO SALE

A realizzarlo il nipote di uno dei protagonisti di quella vicenda, Giuseppe Pedersoli. Suo padre è Bud Spencer, suo nonno Giuseppe Amato, produttore di capolavori come Umberto D. e Francesco Giullare di Dio, convinto della genialità di un copione per certi versi incomprensibile come era quello de La dolce vita e deciso a realizzarlo contro tutto e tutti, persino contro i suoi interessi. Ora il documentario ristabilisce la giusta paternità produttiva di quell'opera controversa, spesso attribuita più ad Angelo Rizzoli che ad Amato. Uscito nel 1960, il film ebbe un immenso successo di pubblica e di critica, vinse la Palma d'oro a Cannes, ma subì anche gli attacchi dei cattolici. E già nelle prime due settimane in sala aveva coperto gli 800 milioni di lire che era costato. 

Grazie a documenti originali straordinari, come il carteggio tra Peppino Amato e Fellini e quello tra Amato e il socio Angelo Rizzoli, coproduttore e distributore della Cineriz, che non credette nel progetto ed arrivò quasi ad abbandonarlo, il film ci mostra una pagina inedita della storia del cinema vista dal di dentro. 

Pedersoli, produttore lui stesso per 30 anni, ha intervistato e ripreso testimonianze di tanti, compresa sua madre Maria Amato, e poi Giovanna Ralli, Sandra Milo, Valeria Ciangottini. Inoltre ha utilizzato interviste d'archivio a Fellini, Mastroianni, Bernardo Bertolucci, Vittorio De Sica, il collaboratore di Amato Alvaro Mancori, Dino De Laurentiis. Per poi affidare una parte narrativa all'attore napoletano Luigi Petrucci che vesti (letteralmente) i panni di Amato. "Non esistevano immagini filmate di mio nonno e Luigi ha l’anima del personaggio, riesce a trasmettere l’emozione di quei momenti".

La produzione de La dolce vita è quasi una via crucis, stretta fra l'episodio della benedizione sul progetto che Amato chiede a Padre Pio e il debutto incandescente. In mezzo ci sono liti, ripensamenti, telefonate roventi, un budget quasi raddoppiato rispetto alle previsioni, cambiali, addirittura un infarto per il coraggioso e tenace produttore che ha stabilito il suo quartier generale proprio a Via Veneto, nell'Hotel Excelsior. "Ci sono elementi di grande drammaticità in questa vicenda - ci spiega Pedersoli - Fellini aveva vinto due Oscar ma scrisse una sceneggiatura che non si capiva, che sembrava slegata con tanti spunti che non si concludono mai. Come se avesse lasciato ai personaggi il libero arbitrio su come comportarsi. Inoltre il film è duro, Fellini non fa sconti a nessuno, neanche a se stesso, mostrandoci il suo alter ego Marcello Mastroianni non certo in una luce lusinghiera. E' un mondo senza redenzione".

Luigi Petrucci - noto tra le altre cose per la sua partecipazione ai Bastardi di Pizzofalcone, di cui sta girando la terza serie - parla di Peppino Amato come di un uomo geniale. "L'avevo già incrociato in una serie televisiva francese Les héritieres, in cui interpreto il ruolo di un produttore napoletano, Ferdinando Adorato, ispirato proprio a lui. Però quello era impostato in maniera bozzettistica, mentre nel film di Pedersoli esce a tutto tondo con il suo intuito e la sua intelligenza. Era un uomo che ragionava col cuore e non col portafoglio. Quando la figlia Maria mi ha fatto i complimenti, sono stato certo di aver colpito nel segno".

Incuriosisce l'episodio di Padre Pio. "Aveva un senso scaramantico della vita - spiega Pedersoli - era devoto alla Madonna di Pompei e al frate di Pietrelcina. In questo mescolando aspetti cristiani e pagani. Anche Fellini era attratto dalla religione, a suo modo. Il colloquio di mio nonno con Padre Pio è stato raccontato dettagliatamente da Alvaro Mancori che lo accompagnò. Padre Pio lo benedisse e gli disse: Vai e fai La dolce vita. Pensando alle polemiche successive con Padre Arpa e il Cardinal Siri, questo episodio fa sorridere. Eppure bisogna ricordare che Pasolini stesso disse del film che era un film cattolico".

In futuro, Pedersoli tornerà alla regia con la biografia di Ugo Spadafora, un medico guerrigliero italiano che combattè i dittatori del Centro America per finire con la testa mozzata da Noriega a Panama.

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