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Dopo il seguito esperimento della prima puntata, dedicata a cinema e mafia in una conversazione esclusiva con Emiliano Morreale, autore di "La mafia immaginaria. Settant'anni di Cosa Nostra al cinema 1949-2019" (guarda la puntata), torna Libri al MIAC, l’appuntamento quindicinale in cui una novità editoriale dedicata a cinema e spettacolo viene presentata dalle sale del Museo Italiano dell’Audiovisivo e del Cinema, a Cinecittà. Stavolta l’appuntamento è con una delle stelle più luminose ma da riscoprire del cinema italiano e mondiale, Giulietta Masina, la grande artista e sodale di lavoro e di vita di Federico Fellini che rivive dalle pagine del volume di Gianfranco Angelucci, semplicemente intitolato ‘Giulietta Masina’ pubblicato da Edizioni Sabinae e Centro Sperimentale di Cinematografia.

Un volume ristampato in questi giorni in occasione del centenario della diva, che non si pone come studio accademico, né classica monografia, ma come uno speciale ‘romanzo d’amore’ ad opera di un autore e regista che è stato collaboratore fondamentale di Fellini e ben ha conosciuto le dinamiche di una coppia unica. Il libro racconta e interroga un personaggio straordinario del nostro cinema non tanto come illuminato e forse oscurato dalla luce di un regista enorme, ma guardando all’attrice come una chiave necessaria per comprendere lo stesso universo felliniano. Non si può intendere Fellini se non si riconosce la forza, l’energia, l’influsso che portò a Fellini questa gigantesca attrice, la protagonista di titoli mondialmente amati a partire da La strada, in cui dà corpo a quello che forse è il personaggio più poetico e misterioso del nostro cinema, Gelsomina. Nella conversazione Angelucci inquadra una carriera che porta Masina alla fama mondiale, da La strada a Le notti di Cabiria, Giulietta degli spiriti, l’elegia inarrivabile di Ginger e Fred, passando per film importanti come Nella città l’inferno in cui Masina offre una prova d’attrice sublime. Ma soprattutto Angelucci dà una piccola lezione sul nostro più alto cinema parlando di una protagonista ancora segreta.

Con 'Libri al Miac' si riaccende l’attenzione su storie, angolazioni, capitoli del cinema italiano, su racconti che animano film e serie tv di successo, su protagonisti noti e da scoprire della Settima Arte. E lo spettatore ha a disposizione delle vere e proprie lezioni di cinema in forma di conversazione. In questi mesi una vera esplosione di audiovisivi è atterrata nelle nostre case, spesso assecondando una fame di novità. Si avverte sempre di più la necessità di un filo che ci ricordi da dove queste storie vengono, e dove ritrovare il sapore e il valore del vero Cinema. Anche a questo ci servono ancora e molto i libri e i Musei, oltre ai grandi film. Libri al Miac prova a riannodare questo filo, e attraverso delle novità in libreria, parlando da dentro un bellissimo Museo, ci ricorda da dove viene questa nostra inestinta e magnifica passione.

Libri al Miac è realizzato dalla redazione dell’Archivio storico Luce e del Miac, ed è curato dal comitato scientifico del Museo: il giornalista e critico cinematografico Oscar Iarussi, il regista e direttore della redazione dell’Archivio Luce Roland Sejko, lo scrittore e giornalista Andrea Di Consoli. Il prossimo appuntamento tra due settimane con ‘Chiamiamo il babbo. Ettore Scola. Una storia di famiglia’ (edito da Mondadori), l’elegia su uno dei Maestri del cinema europeo fatta con affetto e genio familiare dalle figlie di Scola, Paola e Silvia. Il ritratto di una personalità, uno stile, uno sguardo rari.

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