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Nelle sale dal 24 maggio il film di Massimo D'Anolfi e Martina Parenti presentato allo scorso Festival di Venezia e distribuito da Istituto Luce Cinecittà che racconta l’ultracentenaria relazione tra cinema e guerra, dal loro primo incontro, nel lontano 1911, in occasione dell’invasione italiana in Libia, fino ai giorni nostri (ELENCO SALE). Dalle sequenze filmate dai pionieri del cinema alle odierne riprese girate con gli smart-phone dai cittadini del mondo, il passo appare brevissimo e la relazione tra cinema e guerra solidissima .

La pellicola è stata designata recentemente Film della Critica dal SNCCI-Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani con la seguente motivazione: "Storia, pratica e teoria delle immagini di guerra, nel lavoro quotidiano di chi le cura, le legge, le mappa, le produce. Dagli archivi delle cineteche all'Unità di crisi della Farnesina, passando per una scuola militare francese. D'Anolfi e Parenti ci accompagnano in un viaggio tra documenti riscoperti e luoghi mai inquadrati, riuscendo nell'intento di creare un acutissimo film-saggio sul ruolo delle immagini, dietro il rigore di un attento documentario d’osservazione".

Guerra e pace è una riflessione sulle immagini e, come in un grande romanzo scandito in quattro capitoli - passato remoto, passato prossimo, presente e futuro -, prova a ricomporre i frammenti della memoria visiva dai primi del ‘900 a oggi e mette in scena la moltiplicazione delle visioni che, come un costante rumore di fondo, accompagnano le nostre attuali esistenze. Quattro importanti istituzioni europee ospitano la narrazione del nostro film e ne costituiscono la solida impalcatura spazio-temporale. Impalcatura in cui la pace e la guerra sembrano convivere e tenersi a bada a vicenda. Dal costante lavoro di ricerca e restauro di antiche pellicole di guerra dell’Istituto Luce di Roma; alla quotidianità dell’Unità di Crisi del Ministero degli Esteri Italiano con i suoi monitor perennemente accesi sul mondo; dalla formazione di giovani militari che imparano a produrre immagini di guerra presso l’Ecpad (Archivio Militare e Agenzia delle Immagini del Ministero della Difesa Francese); alla conservazione dei preziosi archivi della Croce Rossa Internazionale custoditi presso la Cineteca Svizzera di Losanna, Guerra e pace ci racconta come l’estetica di guerra, molto più che l’estetica di pace, ci accompagna da sempre, riflettendosi e proiettandosi nell’effimero presente che ci circonda. Guerra e pace si interroga sulle conseguenze della guerra, sul senso della storia e della conservazione della memoria a beneficio delle future generazioni.

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