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Bosnia Express di Massimo D'orzi arriva in concorso al Festival Internazionale del Documentario Visioni dal Mondo, l’appuntamento annuale con il cinema del reale, fondato e prodotto da Francesco Bizzarri, la cui settima edizione si terrà, in presenza, a Milano dal 16 al 19 settembre. Il film, coprodotto e distribuito da Luce Cinecittà è un viaggio in stile documentario che si sviluppa intorno all'omonimo libro di successo di Luca Leone (Infinito Edizioni) a cui è ispirato.

Un treno attraversa lento il cuore della Bosnia Erzegovina: Sarajevo, Tuzla, Srebrenica,Konjic, Mostar. Donne, religione, guerra, violenza, arte lanciati sullo schermo come dadi su una scacchiera o giocati alla roulette russa. In palio vita o morte, verità o menzogna. La macchina da presa indaga dietro il ritrovato ordine delle cose. Fin dove può giungere lo sguardo per conoscere? Una scuola di danza, i corridoi della facoltà di pedagogia islamica, le aule di musica rock, la collina di Medjugorjie, sono i luoghi da cui i personaggi muovono l’inchiesta. Ma come è possibile chiedere ai carnefici o alle vittime conto di un orrore? La guerra non ha un volto di donna. Non è successo niente in Bosnia Erzegovina. Niente.

Una pellicola che procede a tappe, stazione dopo stazione, per raccontare con un tono intimo e penetrante la realtà della Bosnia di ieri e di oggi e rappresentare le contraddizioni tra un mondo che si sforza di crescere, pieno di vitalità e creatività, e un mondo precipitato nell'estremismo etnico-religioso. “La Bosnia è un luogo di frontiera. Ma quale frontiera?”, si domanda nelle note di regia Massimo D'orzi, che firma qui la terza tappa di una trilogia sui Balcani, dopo La rosa più bella del nostro giardino (2003) e con Adisa o la storia dei mille (2004). “Frontiera di accesso per i musulmani in Europa? Per i cattolici spinti a Est che vorrebbero insinuarsi nelle terre storicamente governate dalla Chiesa d’Oriente? Frontiera di un’Europa che latita, frontiera d’Oriente e Occidente, di scismi ed eresie. O terra di nessuno, dei bosniaci. E basta. Lasciati soli e, talvolta, fieri di esserlo”. Molti hanno cercato di farla diventare un “non luogo”, terra di nessuno. Ma la Bosnia è ed è sempre stata un crocevia di linguaggi, culture e stili diversi che vorremmo tentare di far rivivere nella memoria collettiva depurandoli da ideologie e fanatismi religiosi che in questi anni hanno avvelenato i pozzi di una convivenza civile durata secoli.

Le donne protagoniste del film sono la risposta più alta contro la violenza di chi calpesta ogni umanità in nome di un dio o della superiorità di un’etnia sull’altra. Bosnia Express è il canto della resistenza delle donne alla violenza di una guerra voluta dagli uomini. “Con Bosnia Express – continua il regista - mi sono illuso di avere in mano il biglietto per documentare le scorribande, le innumerevoli atrocità, le complicità perpetrate a vari livelli. Ma ho finito per arrendermi di fronte ai volti di donna che mi fornivano un’altra verità. Se vuoi capire cosa è successo in ex-Yugoslavia guarda nei nostri volti. Ma la guerra non ha un volto di donna!"

"Nel documentario, la parola, il commento, che inizialmente volevo banditi, sono stati uno strumento fondamentale per raccontare i mille interrogativi - sottolinea - Le immagini da sole non erano sufficienti a restituire quella complessità che percepivo alla fine di ogni giornata di riprese quando assistevo sconfitto al giudizio dei bosniaci che nemmeno tanto celatamente mi guardavano convinti di veder crollare l’ennesimo straniero giunto fin lì con tutte le buone intenzioni.Il documentario assume di volta in volta la forma di un diario intimo alternando rappresentazione, racconto e metafora, fra tragedia, ironia e poesia legate insieme da un filo sottilissimo". Un film pieno di interrogativi che il suo autore gira direttamente agli spettatori per riannodare i fili della Storia e vincere le lusinghe dei luoghi comuni rischiando di perdersi innumerevoli volte all’interno della giostra balcanica.

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