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Federico Fellini aveva un segreto. A indagarlo è Claudia, una documentarista portoghese, che ha intenzione di fare un film su di lui. Le tracce di questo segreto sono nel "Libro dei Sogni" e nel rapporto di Fellini con il dottor Bernhard, il suo analista e pioniere dell'analisi junghiana in Italia, senza il quale il capolavoro 8 ½ non avrebbe visto la luce. Appaiono nelle coincidenze, nelle testimonianze degli amici, nei luoghi cari a Fellini: Roma, Rimini, la Torre di Bollingen costruita da Jung. Ma quello che Claudia scopre è anche un ritratto tenero e magico: la certezza che per Fellini il sogno sia l'unica realtà autentica.

“Proprio dall’analista sono partita – dice Catherine McGilvray, la regista del film Fellini e l’ombra, coprodotto da Cinecittà, in occasione del passaggio della pellicola alle Giornate degli Autori di Venezia 78 – Bernhard è il fondatore della scuola dell’analisi junghiana in Italia, e in occasione del centenario abbiamo potuto raccontarlo attraverso la relazione terapeutica con Fellini. Fu proprio Bernhard a confermare a Fellini la necessità non solo di annotare i sogni, ma anche di disegnarli. Grazie a lui possiamo indagare quello che c’è dietro all’aspetto esteriore di Fellini, ovvero, la sua ombra. E’ una parte poco raccontata. Di Fellini conosciamo la leggerezza, la capacità di seduzione, la magia. Sappiamo che tutti volevano lavorare con lui, che fosse il faro del cinema italiano, ma non conosciamo la sua parte “oscura”. Che non necessariamente vuol dire negativa”.

E quanto questa parte è stata influente sul regista, forse è proprio l’argomento centrale del film: “Per Fellini l’analisi junghiana è una conferma. La conferma di qualcosa che gli veniva istintivo, ovvero il creare per immagini che venivano proprio dall’inconscio, fin da bambino, Bernhard diventa un confidente e un vero amico, e gli si apre questo magazzino che aveva dentro. I film che Fellini realizza sotto analisi sono due. Il primo è 8 1/2 , nato da una crisi e diventato un capolavoro, un punto sul mettersi in discussione in totale sincerità. Lo stesso finale è suggerito da Bernhard. La gioiosa passerella, invece dell’idea originale in cui si svelava che tutto si svolgeva su un treno dove tutti i protagonisti erano morti”.

Questo rimanda anche al viaggio di Mastorna, il film ‘tanatologico’ e mai realizzato di Fellini. “Era una sceneggiatura stupenda – conferma McGilvray – era certamente un film sull’Aldilà ma Fellini non ha voluto né potuto aprire quella porta. Forse proprio perché aveva perduto il suo analista. Il periodo del rapporto tra Fellini e Bernhard è infatti relativamente breve, dato che Bernhard è morto nel 1965, mentre il regista emiliano sta finendo di montare il secondo film fatto sotto analisi, Giulietta degli spiriti. Fellini era rimasto in balia dei suoi demoni, che erano molto potenti. Sappiamo quanto fosse sensibile alla divinazione, all’astrologia, alla magia. E’ una parte in cui ho deciso di non avventurarmi. In questo secondo film emerge chiaramente la figura di Masina, un rapporto d’amore che trascende quello tra marito e moglie. Giulietta è parte di Federico, rappresenta il suo legame con l’infanzia, l’adolescenza, l’innocenza perduta”.

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