/ News

Diversi i titoli che Luce Cinecittà presenta al prossimo Torino Film Festival, dal 26 novembre al 4 dicembre, oltre al consolidato appuntamento con le Pillole d’Archivio, brevi filmati che accompagnano i film in Concorso (leggi il nostro articolo). A partire dal viaggio lirico e visionario dentro un universo troppo spesso sconosciuto, che conduce alle origini del cinema muto italiano, raccontato da Italia- Il fuoco, la cenere (Fuori Concorso), di Céline Gailleurd e Olivier Bohler. Una co-produzione Italia/Francia, in associazione con Luce Cinecittà che anche la distribuisce, che racconta un’arte e un’industria folgorante, che ha fatto brillare le prime star internazionali, dato vita al peplum, a melò e film avventurosi, e lanciato i primi cineasti. Nel suo mondo di fasti e deliri romantici, tra il simbolismo di Verdi e il decadentismo dannunziano, questo cinema ha goduto di fama internazionale, affascinando folle, intellettuali e artisti di tutta Europa, fino ad arrivare negli Stati Uniti e in Sudamerica. I protagonisti di Italia– Il fuoco, la cenere sono registi e registe, attori e attrici, tecnici e critici che hanno contribuito all’esuberante originalità di quel cinema. Raccontato per eccezionali immagini d’Archivio – di cui molte inedite e rare – e dalla voce di Isabella Rossellini per l’edizione italiana, e di Fanny Ardant per quella francese, che interpretano le parole originali di chi ha contribuito e assistito a quella rivoluzione estetica e culturale, il film fa riaffiorare un’epoca di splendori e la storia di un Paese, che presto cadrà nel baratro del fascismo. Un’arte dedita al sublime, alla raffinatezza e alla morte, dalle cui ceneri rinascerà una delle più grandi cinematografie del mondo.

Fuori Concorso anche il film di Alessio Rigo de Righi e Matteo ZoppisRe Granchio, presentato allo scorso Festival di Cannes (Quinzaine des Réalisateurs) e vincitore della 39ma edizione dell'importante Annecy Cinéma Italien. Il film, produzione italo-franco-argentina, arriva nelle sale con Luce Cinecittà dal 2 dicembre, per raccontare una storia ambientata alla fine dell'Ottocento, ricordata da alcuni vecchi cacciatori dei giorni nostri. Luciano, ubriacone che vice in un piccolo borgo della Tuscia, in preda a una divorante passione per Emma, e nell'estremo tentativo di proteggere dal dispotico principe locale la donna che ama, commette un atto scellerato. E' costretto, così, a fuggire in esilio nella Terra del Fuoco, dove, grazie alle indicazioni di un granchio oceanico cerca di rintracciare un mitico tesoro, al fianco di marinai senza scrupoli. Pare essere per lui l’occasione di redenzione, ma la febbre dell’oro non può che seminare tradimento, avidità e follia.

Presentato al TFF come Evento Speciale (con concerto), il documentario sull'icona della musica folk italiana Giovanna Marini, raccontata nell'opera di Chiara RonchiniGiovanna, storie di una voce, prodotto da Luce Cinecittà, in collaborazione con AAMOD - Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico. Il documentario racconta l’impegno di una vita a sostegno della musica popolare e il meticoloso lavoro di raccolta e studio dei canti popolari, che parlano di amore, famiglia e difficoltà della cultura subalterna del nostro Paese. Una riflessione sull'utilizzo della voce, veicolo di ricerca e azione sulla realtà. La voce sorprendente di una donna fuori da ogni schema e scuola, che attraversa inarrestabile da sessanta anni luoghi, lotte e movimenti di tutta Italia con una chitarra tra le braccia. A partire dal suo percorso artistico, il film tesse una storia antropologica e sociale del Paese, tra immaginario d’archivio e contemporaneo, ricostruendo una memoria che lontana da logiche nostalgiche vede nelle pieghe del passato un mondo sommerso di possibilità per il futuro. Un viaggio per l’Italia in cui le immagini d’archivio sono colonna sonora, e le musiche, attraverso la voce di un’artista unica, sono la nostra storia."Giovanna Marini è una figura complessa, che sfugge alle semplificazioni. Musicista, interprete, compositrice, didatta, è voce unica nel panorama sonoro. In quel particolare utilizzo della voce, nella postura, nel timbro, nella struttura ritmica c’è qualcosa che rompe fortemente con il sistema precostituito, con la chiesa, lo stato, l’economia… proponendo a chi l’ascolta una visione altra, meno sicura, meno semplice, ineffabile, per usare una sua parola", racconta la regista che continua: "Lavorando con l’Archivio storico mi appassiona il processo di ri-significazione, ri-utilizzo oltre la fonte storica. Materiale come custode di qualcosa di profondamente vivo, culturalmente e sociologicamente, strumento per una rilettura circolare del passato, delle rovine, delle culture subalterne del nostro paese. Che lontane dall’essere morte o passate, conservano possibilità di riscatto per il nostro tempo, presente e futuro".

Nella sezione Fuori Concorso / L’incanto Del Reale Il tempo rimasto di Daniele Gaglianone, documentario prodotto da ZaLab Film (che lo distribuisce) con Rai Cinema e Luce Cinecittà. Una riflessione sulla vecchiaia e su cosa si può scoprire guardandosi in questo specchio, che nasce da un lungo percorso di ascolto e decine di lunghi incontri in cinque regioni italiane, alla ricerca di un mondo “fino a ieri” che a volte appare remotissimo e a volte stranamente presente. Quando il passato riemerge può rivelarsi indomabile e diventare un altro presente, il qui e ora di uno spazio nitido e indefinito allo stesso tempo, sospeso in uno stato d’animo che toglie il fiato.Il film realizza un viaggio dentro questa dimensione, raccontando cosa significa attraversare questa soglia e restarci in bilico fra lacrime inattese e risate improvvise. “Ne Il tempo rimasto è più importante perdersi che arrivare a destinazione -  rimarca il regista - Il tempo rimasto è un’elegia alla vita che se ne va e a quella che resta nascosta da qualche parte, in attesa d’essere raccontata ancora”.

Sempre nella sezione Fuori Concorso / L’incanto Del Reale il documentario firmato da Francesco Ranieri Martinotti e co-prodotto da Luce Cinecittà, sull'Associazione Nazionale Autori Cinematografici (ANAC). Fondata nel 1952 da Zavattini, Amidei, Rossellini e numerosi altri autori, l'associazione conta nelle sue fila la presenza di grandi autori come De Sica, Pasolini, Damiani, Scola, Age, Scarpelli, Rosi, Cecchi d’Amico. Attraverso le testimonianze dirette di alcuni di loro, con le interviste inedite a Lizzani, Gregoretti, Maselli, Greco, Montaldo, Bellocchio, Wertmuller - provenienti dall'archivio dell'ANAC - e tramite i repertori di Archivio storico Luce e AAMOD, si ripercorrono le tappe di questa straordinaria storia che va considerata a pieno titolo parte integrante della storia italiana della seconda metà del Novecento.

Tra i media partner della 39ma edizione del Torino Film Festival, anche il daily online di Cinecittà, Cinecittanews. 

Vedi anche

TFF