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Torna in sala a Roma in una proiezione evento il 27 aprile ore 19:00 al cinema Farnese Bosnia Express, di Massimo D’orzi che, a trent’anni dall’inizio delle guerre nella ex-Jugoslavia, restituisce con testimonianze visive storie, luoghi, voci, di terre che hanno vissuto la tragedia bellica, prosegue grazie alla richiesta di spettatori, associazioni ed esercenti il suo viaggio nelle sale, riportando la sala a luogo non solo di visione, ma di confronto, di conoscenza.  

Dopo la recente proiezione-evento del film a Napoli, organizzata dalla producer Marta Bifano, che ha dedicato la mission della società Loups Garoux al Sociale, alle Pari Opportunità e al rispetto dei Diritti Umani collaborando con la Campagna Internazionale Antimine e con Gino Strada per Emergency, giungerà a Roma la  giovane vice-sindaca di Sarajevo Anja Margetic: l’evento si terrà alla presenza dell’assessore Miguel Gotor e della Presidente del I Municipio Lorenza Bonaccorsi, la Presidente delle Pari Opportunità -I Municipio Daniela Spinaci.

L’evento è patrocinato dal Comune di Roma e dalla Regione Lazio. Un incontro per raccontare la storia di una tragica esperienza di guerra, che rapidamente è stata relegata quale fatto storico passato, mentre è anche da quei fatti e quelle storie che nasce l’Europa che vorremmo unita.

Già presentato e applaudito al Trieste Film Festival e al Festival Visioni dal Mondo di Milano, il documentario ha iniziato un tour nelle sale italiane il 1 febbraio, riscuotendo un’ottima attenzione di pubblico, con imprevedibili sold-out, nonostante il periodo di incertezza. Avidità di potere, fanatismi religiosi, volontà politiche travestite da valori e tradizioni, sono raccontati nel film, ma non direttamente e cronachisticamente. Al centro del film sta invece la vita dove pareva non ci fosse più che morte: protagoniste sono le donne, le prime vittime dei conflitti, qui invece al centro di espressioni vitali, artistiche; di tante musiche, canti, danze, teatro, immagini di cinema. Nessuna guerra ha un volto di donna ci dice il film, mentre assistiamo a una vita che riprende piano, con sofferenza e dignità, il suo posto in città che si chiamano Sarajevo, Srebrenica, Mostar, e quasi come sottofondo ci arrivano i nomi di fuoco di Milosevic, Mladic, Tudjman… E ancora dalla voce delle immagini sappiamo che la vera immagine di una guerra, quella che più ferisce, non è la morte, ma la vita. Bosnia Express ce lo conferma appieno, quando vediamo volti magnifici di donne unite in un coro presso la stazione di Tuzla, giovani ballerine classiche, gruppi punk-rock che cantano un’indipendenza su paesaggi meravigliosi che la Storia ha voluto far crollare. Il film indaga sotterraneamente le cause, e la sua più profonda denuncia è che in questi luoghi non smette di brillare un’inesausta bellezza.

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